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Lui & Lei

Racconto 2 Capitolo5 L'Estetista e il Comando


di LoScrivano
22.02.2026    |    617    |    0 8.0
"” Spalmò la cera calda sul pube, viscida e bollente che colò sui peli, avvolgendo la base del cazzo in un calore umido che mi fece ansimare..."
Le sessioni online con le nuove compagne universitarie mi stavano distruggendo, ma non potevo fermarmi. Ogni rifiuto, ogni umiliazione mi spingeva più a fondo nel buco nero del PC. Dopo Beatrice e Clara, che mi avevano liquidato ridendo del mio cazzo "patetico" paragonato ai loro fidanzati, trovai lei: Diletta, una ragazza di ventidue anni che studiava psicologia, conosciuta in un gruppo di studio su Discord. Non era come le altre – non mi umiliava con cattiveria, ma mi comandava con una voce dolce e autoritaria, restando sempre vestita, apprezzando ogni dettaglio del mio corpo senza darmi nulla in cambio.
La prima chat fu immediata: “Ciao Marco, ho visto il tuo profilo. Vuoi mostrarmi quanto sei bravo a obbedire?” Accese la cam, ma rimase seduta sulla sedia, camicetta chiusa fino al collo, gonna lunga che copriva le gambe, capelli castani legati in una coda severa. “Spogliati per me. Fammi vedere quel cazzo che dicono sia impressionante.”
Obbedii, nudo sullo schermo, cazzo che si induriva piano, vene gonfie che pulsavano sotto la pelle liscia (ancora depilata, ma con i primi peli che ricrescevano ispidi). Lei sorrise: “Oh, wow… è bello grosso, Marco. Masturbati piano, fammi vedere come cresce per me.”
Pompai lento, mano che scivolava sulla cappella lucida, pre-cum che colava in fili appiccicosi, palle che si contraggono pesanti. “Bravissimo… guarda come si gonfia, sembra pronto a esplodere. Segati più veloce, ma non venire ancora. Voglio ammirare quel cazzo duro.”
Accelerai, suono bagnato – schlick-schlick – che echeggiava, cazzo che pulsava violento, cappella viola e gonfia. Lei non si toccava, non si spogliava, solo comandava: “Sborra per me ora, Marco. Fammi vedere quanta ne hai… impressionami con quella sborrata abbondante.”
Venni con un rantolo, schizzi densi e cremosi che esplosero sul monitor, colando in rivoli bianchi e appiccicosi sulla tastiera, sul mouse, sul pavimento – quattro, cinque getti potenti, più di quanto pensassi. Lei ansimò: “Cazzo, Marco… che sborrata impressionante. Ne hai tanta, eh? Bravissimo, cucciolo. Domani di nuovo, ok? Masturbati per me ogni giorno.”
E lo feci. Ogni sessione era così: lei vestita, io nudo e obbediente, cazzo che si induriva al suo comando, sborrate multiple che inzuppavano tutto. “Segati piano ora… fammi vedere le vene pulsare… sborra sul pavimento stavolta, voglio sentirlo schizzare.” Accettavo tutto, in estasi, senza chiedere nulla – né foto, né nudità, né reciprocità. Era la mia nuova dipendenza: obbedire a una voce che mi ammirava, mi comandava, mi faceva sborrare senza toccarmi.
Ma la frustrazione cresceva. Volevo di più, qualcosa di reale. Ricordando il diario, decisi di andare da Laura, l’estetista – una delle sei donne di mio padre. Lei era l’amica di mia madre che “curava la pelle”, ma dal diario sapevo che depilava il cazzo del vecchio e finiva con sesso estremo. Non mi depilai più, lasciando i peli ricresciuti per settimane: cazzo peloso, selvaggio, vene gonfie sotto i peli ricci, palle coperte di lanugine. Volevo che mi strappasse tutto, che mi facesse male, che mi facesse sentire vivo.
Prenotai online, arrivai al salone con il cazzo già semi-duro nei pantaloni. Laura mi accolse: sui quarantacinque anni, corpo snello, tette medie che spingevano contro il camice bianco, culo sodo nei leggings attillati, capelli rossi legati in una coda, occhi verdi che mi squadrarono: “Tu sei Marco, il figlio di Elena? Somigli tanto a tuo padre. Vieni, andiamo in cabina.”
Mi fece spogliare, sdraiare sul lettino: “Depilazione intima completa? Tuo padre la faceva sempre. Vediamo come sei messo.” Vide i peli ricresciuti: “Oh, selvaggio… ma ti faccio liscio come piaceva a lui.” Iniziò con il disinfettante freddo, dita guantate che sfregarono il pube peloso, la base dell’asta, le palle coperte di peli, il perineo – tocchi clinici ma erotici, pollice che sfiorò la cappella, facendola pulsare. Il cazzo si indurì completamente, vene spesse che spuntavano sotto i peli, cappella viola che gocciolò pre-cum.
Laura sorrise sporca: “Già duro? Come tuo padre. Preparati, farà male… ma ti ecciterà.” Spalmò la cera calda sul pube, viscida e bollente che colò sui peli, avvolgendo la base del cazzo in un calore umido che mi fece ansimare. “Senti come brucia? Immagina è la mia figa calda intorno al tuo cazzo.” Applicò le strisce di tessuto, premendo con palmi fermi contro la pelle sensibile, dita che sfregarono le palle gonfie mentre lisciava la cera. Strappò il primo lembo con un colpo secco – dolore acuto che mi trafisse dal glande alla base, peli che si staccarono in ciuffi neri e appiccicosi, pelle che arrossò istantaneamente. Gemetti forte, cazzo che pulsò più duro, pre-cum che colò abbondante.
“Bravo, porco… gemisci per me,” disse Laura, strappando un altro lembo sui peli intorno alle palle – bruciore lancinante, gemito roco, cazzo che sobbalzò. Continuò metodica ma erotica: cera calda che colò lungo l’asta pelosa, spatola che sfregò la cappella sensibile, dita che tenevano le palle tese mentre strappava i peli del perineo, dolore misto a piacere che mi fece ansimare: “Cazzo, fa male… ma non fermarti.” Lei rise: “Tuo padre diceva lo stesso. Ora l’ano: apri le chiappe, troia.” Strappò i peli dall’apertura increspata, lingua che sfiorò accidentalmente l’ano mentre puliva, facendomi urlare di estasi dolorosa.
Mentre finiva l’ultima striscia – cera calda che avvolse le palle gonfie, strappo violento che mi fece urlare – l’eccitazione esplose. Laura si chinò per controllare, viso vicino al cazzo ora liscio e rosso, fiato caldo sulla cappella sensibile. “Toccami,” gemetti, e lei afferrò l’asta depilata con mani unte di olio lenitivo, palmo che scivolò sulla pelle fresca e ipersensibile, vene pulsanti che sfregarono contro le dita, pollice che ruotò sulla cappella gonfia. Pompò con ritmo esperto, altra mano che massaggiò le palle glabre e gonfie, dita che entrarono nel perineo spingendo contro la prostata con pressione brutale.
“Segati per me mentre ti curo, porco,” disse, ma ero io a gemere mentre lei pompava violento. “Guarda come schizzo per te,” aggiunse, lasciando il cazzo per un momento, infilando quattro dita nella sua figa bagnata sotto il camice, pompando rapido con suoni squelch densi, clitoride gonfio che ruotò con il pollice fino a squirtare getti potenti che schizzarono sul mio cazzo liscio, bagnandomi l’addome, le palle, il lettino in schizzi ripetuti e abbondanti, umori caldi che colarono ovunque.
Esplosi in schizzi densi e cremosi che colpirono il suo viso, le guance, le labbra, il collo in linee bianche e appiccicose, colando giù sul camice bianco mentre lei ansimava, lingua che leccava i residui con un sorriso sporco: “Bravo, figlio di puttana… sborri come tuo padre, ma è più giovane e denso.”
Non si fermò. Si tolse il camice, si mise a cavalcare: figa calda e viscida che ingoiò l’asta liscia fino alle palle, pareti interne vellutate che contrassero ritmicamente, culo che sbatteva contro le mie cosce con slap-slap umidi e violenti, umori che colarono misti al mio pre-cum sul lettino. “Scopami come tuo padre scopava me, la troia,” gemette, tette che rimbalzavano, capezzoli succhiati mentre pompavo dal basso. Lei venne urlando con uno spruzzo estremo che bagnò il lettino e il mio addome in schizzi ripetuti e potenti. Io venni dentro, sperma caldo che la riempì fino a colare fuori in rivoli bianchi filanti mentre lei tremava: “Sì, inondami come il tuo vecchio porco.”
Ci accasciammo, corpi appiccicosi. Laura sussurrò: “Torna quando vuoi, Marco… tuo padre sarebbe orgoglioso di un figlio così voglioso.”
Ma mentre tornavo a casa, cazzo molle e soddisfatto, sentii un velo di stanchezza. Il ciclo era iniziato, ma quanto avrei retto?
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